Esistono quelle famose liste di cose che vorresti fare: nel mio caso, oltre al più classico parapendio, paracadute e fare la trapezista sul Bernina, volevo fare anche downhill. Ora, non che io sia una tipa palesemente scoordinata (ma neanche poi tanto coordinata, sono la giusta via di mezzo), però darmi così di punto in bianco al downhill sarebbe stata una scelta leggermente estrema. Quindi, l’alternativa più accettabile, é stata quella di andare ad un evento downhill, quello sì, ma magari da spettatrice. Quindi : Crankworx.

Crankworx è un evento tra i più importanti nel panorama del downhill e dopo la pausa francese, ha deciso di continuare sulle alpi austriache, in particolare qui ad Innnsbruck.

Tutta una questione di organizzazione

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90 km di piste. Adrenalina a tutto tondo e due ruote per riempire le ore vuote.
Foto:Bikepark Innsbruck

Il problema è che hanno deciso di organizzare l’evento durante la sessione di esami, ma fortunatamente tutte le gare più importanti hanno avuto luogo nel week-end. E qui arrivano i rinforzi trentini, con tanto di esercito al comando. Nel mio caso è stato mio fratello ed un suo amico, che per ripicca verso i “profi” hanno deciso di sfoderare le loro arti da perfetti bikers nei boschi attorno alla Muttereralm. Lo spettacolo é stato stupendo. Sole, caldo (tanto, forse troppo) e sabbia. Una specie di Parigi-Dakar versione mignon e circoscritta al Bikepark Innsbruck. Oltre ad aver interessato moltissimi amanti delle due ruote, l’evento ha risuonato le sue campane persino oltre confine, attirando molti turisti italiani.

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Sempre più in alto, oltre il trampolino.
Foto: GOT iT / Moris Lauinger

Parlando di organizzazione, qui abbiamo avuto un leggero problema. Per cause metereologiche le finali di domenica sono state spostate al sabato, e dopo uno tsunami estivo l’unica gara proposta di domenica è stata cancellata. Ma parlando di trasporti l’evento è stato organizzato più che bene: bus che collegavano le varie zone (Götzens e Mutters) oltre alla più ovvia linea Innsbruck-Mutters. Una volta raggiunta la località, siamo saliti verso la location dell’evento.

L’uomo può volare ed io ne ho le prove

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Vola sempre più alto e non ti fermare mai.
Foto: GOT iT / Moris Lauinger

Siamo arrivati nel primo pomeriggio e dopo le faccende burocratiche, ci siamo catapultati in un mondo di uomini volanti. La cosa che mi ha sempre affascinato del downhill, e dopo Air+Style 2017, è sempre rimasta la stessa: com’è possibile che un uomo riesca a sollevare una bici o una tavola da snow per aria, fare dei trick malati e poi tornare a terra come se nulla fosse? Ed in tutt0 ciò rimanevo affascinata dalla leggerezza con cui riuscivano a fare tutto ciò e nel contempo riflettevo sull’eleganza di quei volteggi. Un misto tra libellule e farfalle steam-punk.

Il cielo sopra la Muttereralm era colorato da tubi in acciaio e ruote di gomma che giravano a 360° per gli affari loro. E si rimaneva lì affascinati. La finale che mi è piaciuta di più? La Slopestyle. Perché? Perché tutto ciò che è veloce mi affascina e mi fa crescere l’adrenalina nelle vene. Ora immaginatevi più di 90 km di piste, montagne ovunque, aria fresca, musica e gente che “balla la samba in aria” con una bicicletta.

Run…Forrest…Run

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Danny Hart immortalato. Un fermoimmagine che ci fa capire la vera anima di Crankworx.
Foto:Fraser Britton

Credo che se mi chiedeste di riassumere in poche parole cos’è stato per me il Crankwox, vi direi una corsa continua. Dopo la gara di Slopestyle a Mutters, siamo scesi per una breve pausa a casa e poi abbiamo virato verso Götzens intorno alle 16:00, giusto in tempo per seguire le finali di dowhill: l’ultima competizione in programma. E qui è salito un dubbio. Ero convinta, e lo sono tuttora che lo Slopestyle fosse la mia gara preferita, ma il Downhill mi ha fatto accendere un fuoco dentro. Con i suoi tracciati nel bosco mi ricordava la Rotorua, sempre una gara del Crankworx, dedicata a Kelly McGarry o McGazza, freeride mountain biker, scomparso nel 2016. Una versione tirolese, sorella di quella neozelandese, dove la natura gioca un ruolo ancora più importante. Dove le radici degli alberi diventano ostacoli magnifici ed entusiasmanti ed il pantano diventa l’asfalto sotto le ruote.

Piccoli Bikers crescono

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Bikers di domani.
Foto: Bikepark Innsbruck

Nel corso dell’evento sono stati proposti anche dei workshops per i bambini e ragazzi. Desiderosi di perfezionare la tecnica e con tanta voglia di imparare i piccoli bikers hanno ricevuto tanti consigli preziosi sulla tecnica dai bikers professionisti. Di conseguenza, con casco, guanti, protettori per le ginocchia e braccia, si sono sbizzarriti con le bici, proprio come le stars. Da sottolineare che hanno anche affrontato il medesimo percorso di Pump Track allestito per la gara degli adulti con tanta determinazione e coraggio. Al termine delle varie attività previste nel corso di questi workshops tanta polvere e tanti sorrisi sui volti delle piccole promesse: chissà se tra qualche anno uno di loro sarà una vera e propria stella di Crankworx!

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Catch if you can. Io, se non si fosse capito, facevo foto. Foto:Fabiana Villotti

Ancora entusiasti per aver partecipato al successo della prima tappa a Innsbruck del Crankworx e desiderosi di provare il brivido sulle due ruote, il giorno successivo abbiamo deciso di noleggiare il necessario e pedalare fino a Kranebitte e poi fino all’Arzler Alm. E niente a voi la foto del disagio (sopra).