Se per voi il Natale è ‘il presepe’, non perdetevi la bella mostra della collezione del museo di arte popolare tirolese di Innsbruck Tiroler Volkskunstmuseum. L’esposizione offre una ricca panoramica sull’arte del presepe, mettendo in mostra una ventina di pezzi tirolesi degli ultimi tre secoli. Si può così ripercorrere la storia di questa usanza così antica e ancor oggi così diffusa.

Dettaglio del presepe di ambientazione tirolese di Stefan Plankesteiner (inizi 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Dettaglio del presepe di ambientazione tirolese di Stefan Plankesteiner (inizi 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Passando da vetrina a vetrina, ci si può perdere a ‘guardare le figure’, ammirare gli sfondi dipinti oppure le ambientazioni dei vari paesaggi. Una visita sicuramente dvertente per gli adulti e anche per i bambini che, usando gli sgabelli a disposizione lungo il percorso espositivo, possono riuscire a vedere bene tutti i pezzi in mostra. I presepi si raccontano da sé, ma se volete saperne di più, all’ingresso viene fornita gratuitamente una guida interattiva alla mostra (in lingua italiana), che fornisce molte informazioni interessanti sulle opere esposte.

Il presepe Gasser-Thomsen (dal nome del proprietario) ha figure di cera con abiti in stoffa (18° e 19° secolo) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Il presepe Gasser-Thomsen (dal nome del proprietario) ha figure di cera con abiti in stoffa (18° e 19° secolo) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Quella del presepe è una tradizione molto sentita in Tirolo. Basti dire che ancora oggi nei paesi si usa invitare i compaesani a casa propria a vedere il presepe, offrendo spesso agli ospiti un bicchierino di Schnaps.

Cominciamo quindi questo viaggio attraverso le più svariate raffigurazioni dello stesso evento (la nascita del Bambin Gesù) in cui l’immaginazione e la creatività degli artisti del presepe possono esprimersi liberamente. Infatti, se alcune cose sono imprescindibili (come la scena della natività, gli angeli, i pastori e le pecorelle) tutto il resto è lasciato alla libera interpretazione: il paesaggio con le sue diverse ambientazioni, le varie figure, gli abiti, la scelta delle scene ‘secondarie’. Il risultato è sempre diverso e riflette la natura del presepe, decisamente più evocativa che realisticamente descrittiva.

Il presepe Haller (1824) ha figure in carta; in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Il presepe Haller (1824) ha figure in carta; in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

E così ci sono presepi con palme e sabbia, altri con baite e monti, altri ancora che ritraggono sul fondale paesaggi veri, come Castel Roncolo e la conca di Bolzano. E tra le figure, oltre ai numerosi angeli tipici del presepe tirolese, ci possono essere contadini e artigiani, cacciatori e bracconieri, nomadi e cavalieri; e ancora animali esotici o alpini, come camosci, stambecchi, volpi e uccellini vari.

La tradizione del presepe in Tirolo comincia nel 1608, anno in cui nella Jesuitenkirche a Innsbruck ne viene esposto per la prima volta uno. Il presepe nasce per le chiese ed è composto principalmente da poche figure con teste di cera o intagliate nel legno e abiti di stoffa, che inscenano la nascita di Cristo e l’annuncio degli angeli ai pastori. I re magi fanno la loro comparsa in scena solo nella seconda metà del Seicento.

Un dettaglio del presepe di Georg e Felix Haller (1824) con figure in carta; in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Un dettaglio del presepe di Georg e Felix Haller (1824) con figure in carta; in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Con l’andare del tempo le figure diventano più numerose e più piccole. Gli abiti degli angeli sono in broccato, velluto e seta ed i pastori e gli altri personaggi sono ritratti nei loro abiti di festa. E’ il presepe barocco che risente ampiamente dell’influenza delle messe in scena teatrali.

Dettaglio del presepe orientale del pittore Max Gehri (1847 - 1909) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Dettaglio del presepe orientale del pittore Max Gehri (1847 – 1909) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

E’ interessante sapere che l’esposizione dei presepi nelle chiese tirolesi è stata più volte vietata. Per esempio dall’imperatore Giuseppe II che trovava lo sfarzo dei presepi barocchi inutile e poi ancora nel periodo illuminista e durante la secolarizzazione. In questo periodo, ad esempio, in Baviera si dovettero eliminare dalle chiese tutti i presepi, che furono portati nelle case private per evitarne la distruzione.

Dettaglio del presepe di ambientazione tirolese di Stefan Plankesteiner (inizi 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Dettaglio del presepe di ambientazione tirolese di Stefan Plankesteiner (inizi 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

A partire dal 1800, dopo la revoca del divieto di esposizione dei presepi nelle chiese,  inizia il periodo di massima fioritura di questa arte, con la nascita di una vera e propria scuola Tirolese del presepio e con commissioni da parte di chiese (di cui i più importanti esempi sono i presepi di Axams, Götzens e Birgitz)  ma anche di privati.

Dettaglio del presepe Alpbacher (seconda metà del 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Dettaglio del presepe Alpbacher (seconda metà del 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

E con l’entrata del presepio nelle case dei privati, i loro costruttori hanno concesso libero sfogo alla loro fantasia, dando una connotazione più laica alle ambientazioni e alle figure. Così dal 1850 circa, con il diffondersi dei viaggi e pellegrinaggi in Terrasanta si sviluppa il presepio orientale, con paesaggi, vegetazione, animali (tra cui gli ‘esotici’ dromedari) e personaggi che evocano quelle lontane terre.

Dettaglio del presepe orientale del pittore Max Gehri (1847 - 1909) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Dettaglio del presepe orientale del pittore Max Gehri (1847 – 1909) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

In contemporanea al ‘trend orientale’ comincia nel 1900 con Josef Bachlechner uno stile di presepe che ritrae paesaggi tirolesi e montani, dove tra malghe e baite, tra cacciatori e bracconieri, tra angeli e pastori viene alla luce Gesù Bambino.

E sempre a cavallo dei secoli diciannovesimo e ventesimo, Ludwig Penz (1876-1918) dà inizio a Schwaz, in Tirolo, ad  una corrente stilistica in cui le figure sono più simili a sculture che agli ‘idillici’ personaggi da esporre nel presepe. Le figure di Penz, così espressive ed evocative sono molto moderne (guardando la figura di sinistra mi viene spontaneo pensare alla scultura futurista di Umberto Boccioni ‘Forme uniche della continuità nello spazio’ del 1913).

Gruppo della natività di Ludwig Pens (Schwaz, circa 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Gruppo della natività di Ludwig Pens (Schwaz, circa 1900) in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c Johannes Plattner.

Ci sarebbero molte altre cose da raccontare. Per esempio del suggestivo presepe di Claudius Molling del 1985 ambientato nella città vecchia di Innsbruck, del presepe di carta di Georg e Felix Haller del 1824 con circa un centinaio di figure o ancora della video installazione di Niko Hofinger che racconta la preparazione del presepe realizzato da Xander, intagliatore di Zirl (un paese lungo la valle dell’Inn) con tanto di uova e piccoli Krapfen donati al bambin Gesù. Insomma, ogni presepe esposto è un piccolo mondo con ambientazioni e dettagli propri da scoprire e ammirare.

La mostra di presepi ‘Kommt und Schaut! Das Krippenerlebnis‘ del Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck resterà aperta fino al 2 febbraio 2016, giorno della Candelora e della presentazione di Gesù al tempio in cui, tradizionalmente, si è soliti smontare il presepe in Tirolo.

Il presepe ambientato nel centro storico di Innsbruck (1985, di Claudius Molling), in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c TLM.

Il presepe ambientato nel centro storico di Innsbruck (1985, di Claudius Molling), in mostra al Tiroler Volkskunstmuseum di Innsbruck fino al 2 febbraio 2016. Foto c TLM.

Informazioni utili

‘Kommt und Schaut! Das Krippenerlebnis’
Tiroler Volkskunstmuseum
Universitätsstrasse 2, 6020 Innsbruck


Orari

aperto da lunedì a domenica, dalle 9 alle 17

24 dicembre 2015: aperto dalle 9 alle 16, con ingresso gratuito
31 dicembre 2015: aperto dalle 9 alle 14
Chiuso il 25 dicembre 2015 e il 1° gennaio 2016.


Biglietti

Ingresso intero: 11 euro
(Valido per visitare il Volkskunstmuseum, il Ferdinandeum, il Tirol PanoramaZeughaus e la Hofkirche)
Ingresso ridotto: 8 euro
(Over 65, studenti fino a 27 anni, gruppi da 10 persone, Tiroler Familienpass, ÖBB Vorteilscard, Ö1 Club Card)
Ingresso gratuito
(Bambini e ragazzi fino a 19 anni, con la Innsbruck Card, soci ICOM, Freizeitticket Tirol)