Oggi vi racconto di un libro: un romanzo breve che mi è piaciuto per i molti livelli di lettura che offre. S’intitola “Giorni di vento” (titolo originale “Föhntage”) ed è ambientato nella Innsbruck degli anni Novanta, raccontando le complesse relazioni tra il Tirolo del Nord e del Sud ai tempi dell’opzione. È la storia di due uomini, intrecciata nel passato, che si reincontrano casualmente e che hanno l’occasione di far venire al pettine i nodi di molti anni prima. Complice di questa catarsi è un ragazzino, Lukas, che con la sua naturale curiosità di capire cosa fosse successo, porta lentamente e inconsapevolmente i personaggi a sciogliere il silenzio che per anni avevano innalzato come difesa.

Il libro „Giorni di Vento“, edizione italiana di „Föhntage“ di Bernd Schuchter, Foto © Laura Manfredi

Il libro “Giorni di Vento”, edizione italiana di “Föhntage” di Bernd Schuchter, Foto © Laura Manfredi

“Giorni di vento”, tra quotidiano, storia e arte

E come dicevo, il libro narra la vicenda di questi uomini, in un affresco di ampio respiro, che racconta la vita quotidiana della Innsbruck degli anni Novanta, ma anche la grande storia che ha segnato i rapporti tra il Tirolo del Nord e del Sud prima della seconda guerra mondiale, senza risparmiare incursioni nella storia dell’arte. Questi piani sono compresenti in modo naturale e il racconto, che scorre leggero, è molto piacevole;  in diversi punti mi ha strappato sonore risate, perché l’autore non è decisamente privo di una certa ironia.

Un’intervista a Bernd Schuchter

L’autore sì, direi che è proprio il momento di presentarlo. Bernd Schuchter, classe 1977, laureato in Germanistica, Storia e Filosofia all’Università di Innsbruck; scrittore, critico letterario ed editore, è nato e vive a Innsbruck. Ha al suo attivo diversi libri, tra romanzi, racconti e saggi di storia, arte e filosofia. Nei suoi testi emerge uno sguardo raffinatamente autocritico verso la propria regione – il Tirolo – e domande di fondo sull’identità e l’immagine di un popolo. Cito tra tutti il testo “Gebrauchsanweisung für Tirol” del 2017, un originalissimo manuale di istruzioni d’uso per il Tirolo.

Bernd ha accettato di rispondere alle mie domande sul suo romanzo “Föhntage”, che è stato tradotto in italiano con il titolo “Giorni di vento” ed è uscito nel 2019 per Edizioni Alpha Beta Verlag.

Bernd Schuchter, autore del romanzo „Giorni di vento“, Foto © Peter Gründhammer

Bernd Schuchter, autore del romanzo “Giorni di vento”, Foto © Peter Gründhammer

LM: Il libro si tesse intorno al concetto di Heimat (“patria” ma anche “casa”), inteso in senso lato. I personaggi adulti del libro sono nostalgicamente in bilico tra una vecchia ed una nuova patria, spesso si sentono estranei nel luogo in cui ormai vivono da una vita. Perché è così centrale per te scrivere della patria e del sentirsi a casa?

BS: Il tema della Heimat dà da pensare a ognuno di noi: Da dove vengo, dove vado? Nel periodo in cui lavoravo al mio libro “Föhntage” (“Giorni di vento”), i miei due figli erano ancora molto piccoli. La domanda che mi ponevo era: Cos’è, cosa significa Heimat? Forse sono i luoghi, i Paesi, i paesaggi oppure proprio le persone ad essere importanti per un uomo? Il concetto classico di madrepatria mi è in qualche modo estraneo ed ho voluto trovarle un contrappunto positivo.

Pagine del libro „Giorni di Vento“ di Bernd Schuchter, Foto © Laura Manfredi

Tra le righe del libro “Giorni di Vento” di Bernd Schuchter, Foto © Laura Manfredi

LM: I vari personaggi del tuo libro, in alcuni momenti scelgono deliberatamente di tacere, in altri fanno finta di non sentire o non rispondono, alla fine però sciolgono i loro silenzi in un racconto. Che valore ha il tacere per te, che di professione racconti?

BS: Il tacere, il silenzio, anche se potrebbe sembrare strano, è per me una parte sostanziale del parlare e dello scrivere. In qualche modo si può fare un paragone con la musica classica: proprio le pause valorizzano la melodia. È così anche quando si scrive. Proprio le omissioni creano una tensione letteraria, poiché esse devono essere colmate dalla fantasia del lettore. Quando si legge, è sempre l’orizzonte di esperienze di vita personali che entra in risonanza. In questo senso, i vuoti e il tacere sono un invito per il lettore a entrare in dialogo.

Il dipinto murale di Max Weiler alla stazione centrale di Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

Il dipinto murale di Max Weiler alla stazione centrale di Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

LM: Nelle tue pagine ci sono diversi rimandi alla storia dell’arte, ai dipinti di Albin Egger-Lienz, alle pitture murali (in particolare quello alla stazione centrale di Innsbruck) di Max Weiler, al grande dipinto circolare di Bergisel. Che ruolo ha l’arte per te nel raccontare la storia recente?

BS: L’arte è – detto un po’ banalmente – letteratura in un’altra forma. Albin Egger-Lienz e Max Weiler erano due artisti dalla grande forza iconografica, che hanno svolto un ruolo importante per la presa di coscienza della mentalità tirolese. I loro dipinti, secondo me, sono in parte significativi per l’identità del Tirolo e per l’immagine che i tirolesi hanno di sé. In questo senso, l’arte può spiegare anche il mondo.

Informazioni utili

“Giorni di vento”
Bernd Schuchter
2019, pp 160, Euro 16
Edizioni Alpha Beta Verlag
Puoi acquistare il libro qui