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Arte a cielo aperto a Innsbruck

L’arte è di casa nei musei, si pensa, ma quante opere d’arte sono disseminate nelle città? Molto più di quelle di cui ci si renda conto. Ben visibili in piazze e parchi, ma anche esposte in passaggi e cortili un po’ nascosti, all’ingresso di parcheggi o su facciate laterali di edifici (qui non mi sto riferendo alla street art). Le opere d’arte si mischiano col flusso della vita quotidiana. Ci passiamo accanto, a volte senza accorgercene, a volte guardandole distrattamente per pochi secondi. Personalmente mi piace pensare di trovare arte sul mio cammino quando vado a prendere l’autobus o a sbrigare una commissione. Iniziamo insieme la nostra passeggiata artistica a tappe nel centro di Innsbruck.

Love o Hate al Tettuccio d’Oro?

Per non accorgersi di questa opera d’arte bisogna essere particolarmente soprappensiero! Davanti al Tettuccio d’Oro di Innsbruck, il cuore del centro storico della città, compare una scultura costituita da lettere. Si tratta dell’opera LOVE HATE dell’artista tedesca Mia Florentine Weiss, classe 1980. Stando di fronte al Tettuccio d’Oro si vede chiaramente la scritta “Love”, ma leggendo le stesse lettere dall’altro lato della scultura il messaggio che compare è “Hate”. Quest’opera, arrivata nel capoluogo tirolese su iniziativa della galleria d’arte artdepot [1] di Innsbruck, è stata esposta in luoghi simbolici di diverse città d’Europa, come Monaco, Berlino, Praga, Bruxelles e Mosca. Ha viaggiato portando un messaggio di pace, ma soprattutto una riflessione sul cambio di prospettiva.

L’artista Mia Florentine Weiss sulla sua scultura LOVE HATE davanti al tettuccio d’oro, Foto © artdepot

L’artista Mia Florentine Weiss sulla sua scultura LOVE HATE davanti al Tettuccio d’Oro, Foto © artdepot

 

Invito a “sentire” al Ferdinandeum

Da febbraio 2021 chi passa accanto al Ferdinandeum, il Museo regionale di arte di Innsbruck, alzando gli occhi verso l’alto, forse avrà notato che sulla facciata ovest del palazzo, incorniciato da una finestra murata, è comparso un grande orecchio di bronzo. Si tratta di un’opera dell’artista Julia Bornefeld, nata nel 1963. La scultura si intitola “sentire”. L’artista tedesca ha scelto un titolo in italiano, perché questo verbo fa riferimento alla raccolta di stimoli acustici, ma anche al provare una sensazione o un’emozione (mentre in tedesco, come anche in inglese, si usano due verbi distinti: hören come to hear e fühlen come to feel). Scegliendo un elemento iconografico piuttosto amato dagli artisti negli ultimi 500 anni (per esempio da Bosch fino a Dalí), la Bornefeld invita – a mio parere con la leggerezza dell’ironia – i passanti all’ascolto attivo.

L’opera 'Sentire‘ (2020) di Julia Bornefeld sul Ferdinandeum, Foto © Tiroler Landesmuseen / Johannes Plattner

L’opera ‘Sentire‘ (2020) di Julia Bornefeld sul Ferdinandeum, Foto © Tiroler Landesmuseen / Johannes Plattner

“Cone Eye” nel cortile del Campus universitario SoWi

Se dalla residenza imperiale Hofburg percorriamo Universitästraße, in cinque minuti ci troviamo a quella che viene colloquialmente chiamata la “SoWi”, cioè il campus universitario delle facoltà di scienze politiche e sociali di Innsbruck. Qui, nel cortile, troviamo l’opera “Cone Eye” del tirolese Thomas Medicus, classe 1988. L’installazione è appesa sopra alle scale dell’accesso pedonale per il parcheggio coperto sottostante. È l’immagine di un occhio all’interno di un cono – da cui il titolo dell’opera – raffigurato in modo anamorfico. Si tratta di quella tecnica di rappresentazione che deforma un oggetto e lo rende riconoscibile soltanto se viene osservato da un particolare punto di vista. L’artista sceglie qui di lavorare raffigurando l’organo adibito a raccogliere gli stimoli visivi come una soglia tra noi e l’esterno, evocando temi come l’interpretazione e la soggettività.

L’opera 'Cone Eye' di Thomas Medicus a Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

L’opera ‘Cone Eye’ di Thomas Medicus a Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

 

Il “Wild Cube” di Weinberger

Sempre nello stesso cortile, verso il retro del Landestheater si scorge una grande gabbia “verde”. Si tratta dell’opera “Wild Cube” di Lois Weinberger, artista tirolese (1947-2020) riconosciuto a livello internazionale, che ha esposto anche al padiglione austriaco della Biennale di Venezia e a Documenta. Al centro della sua ricerca c’è il rapporto tra l’arte e la natura. In quest’opera, che è stata realizzata in diverse declinazioni anche in altre città austriache, viene costruita una recinzione che è però permeabile e gioca quindi sull’ambiguità tra delimitazione e contiguità tra il dentro e il fuori. Nel “Wild Cube” la vera scultura è la vegetazione selvatica, perché‚ come scrive l’artista, qui “cresce quello che vuole”. L’opera è in continuo cambiamento, in accordo con le stagioni. Ora gli alberi e gli arbusti sono ancora all’inizio della fase di risveglio, ma quando, al termine dell’estate, la vegetazione raggiunge il massimo della sua espansione, rami e fronde oltrepassano le sbarre, uscendo dal perimetro della gabbia e facendola sparire a tratti.

L’opera 'Wild Cube' di Lois Weinberger a Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

L’opera ‘Wild Cube’ di Lois Weinberger a Innsbruck, Foto © Laura Manfredi

 

Informazioni utili

LOVE HATE di Mia Florentine Weiss [2]
Davanti al tettuccio d’oro
Herzog-Frierdich-Strasse 15, Innsbruck [3]


Sentire
di
Julia Bornefeld [4]
Ferdinandeum, lato ovest
Museumstrasse 15, Innsbruck [5]


Cone Eye
di Thomas Medicus [6]
Cortile dell’Università SoWi
Universitätstrasse 15, Innsbruck [7]


Wild Cube
di Lois Weinberger [8]
Cortile dell’Università SoWi
Universitätstrasse 15, Innsbruck [7]

[9]