Una mostra temporanea al Tiroler Volkskunstmusuem ci racconta della storia del Fuoco. I vari aspetti che questo elemento, talvolta considerato sacro, talvolta una maledizione, sono messi in scena con diversi oggetti della collezione di arte popolare del museo, con uno sguardo ad alcuni interventi di arte contemporanea di un artista che ha fatto del fuoco l’elemento centrale della sua poetica artistica. Fino al 4 novembre 2018 é possibile fare questo viaggio nel tempo, che ruota intorno ad un elemento che usiamo quotidianamente.

Gebhard Schatz, artista del Fuoco

Mi piace aprire questo articolo sulla mostra parlando di Gebhard Schatz, artista tirolese che conosco bene e che, a partire dagli anni ottanta, ha fatto del Fuoco uno degli elementi centrali della sua ricerca artistica.

Con un taglio antropologico ha lavorato con simboli della tradizione popolare, associandoli tra loro, talvolta in modo dialettico. In questo gioco di confronti, nascono così le sue performance con le fontane di fuoco. Guardando nei visori 3D all’ingresso della mostra si scopre così, tra le altre, la performance ‚Feuerbrunnen’ (Fontane di Fuoco) del 1998, in cui la fontana della piazza del Duomo di Innsbruck, sputa lingue di fuoco invece che acqua.
Dopo questa prima impressione, entriamo nella mostra, che si sviluppa con un percorso ad anello in due sale del museo e iniziamo una sorta di viaggio nel tempo intorno al Fuoco.

La performance 'Feuerbrunnen' (1998) dell'artista tirolese Gebhard Schatz in mostra a 'Feuer!' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Viktor Rossmann

La performance ‘Feuerbrunnen’ (1998) dell’artista tirolese Gebhard Schatz in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Viktor Rossmann

Il Fuoco come manifestazione divina

Il Fuoco e la luce, dai tempi piú antichi, sono stati messi in relazione con il divino. Moltissime le leggende nelle diverse culture che narrano dell’origine divina di questo elemento.
Nella mitologia greca é Prometeo a rubare il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e per questo motivo si guadagna la sua punizione eterna.
In epoca tardo romana la figura di Sol invictus, che ricalca la figura del dio Mitra, é divinitá del fuoco e della luce e in qualche modo la sua figura si ripresenta nella teoria dei quattro elementi, tanto cara al Rinascimento.
In mostra troviamo così la copia di un bassorilievo del 300 d.C. dedicato al dio Mitra e oggetti rinascimentali con la rappresentazione del fuoco come elemento e ‚tradizionali‘ raffigurazione cristiane del fuoco.

Anime dei dannati tra le fiamme dell'inferno, in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Anime dei dannati tra le fiamme dell’inferno, in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Il fuoco cristiano

Nota ai piú é la simbologia del fuoco in ambito cristiano, perché ancora oggi é un elemento centrale di alcune celebrazioni. Pensiamo alla scena dell’antico Testamento in cui Dio si rivela a Mosé come roveto ardente o alla raffigurazione dello Spirito Santo come lingue di fuoco, per esempio. Di queste raffigurazioni si trovano degli esempi in mostra.
L’immagine del cuore di Gesú raffigurato come una raggiera fiammante si trova oggi in contesti non religiosi, stampato su T-Shirts o tatuato ed ha cambiato il suo significato simbolico. Ma é stato diffuso a partire dalla Controriforma come simbolo dell’amore divino ed é per questo un’iconografia molto diffusa, non solo in dipinti, ma anche nei numerosi ex voto in mostra.
È esposto anche un cero dono della chiesa dei Gesuiti di Innsbruck, elemento centrale in diverse celebrazioni cristiane, come il battesimo, la prima comunione o per la Santa Pasqua.

Quadri con il motivo iconografico del Cuore di Gesú in mostra a 'Feuer!' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Wolfgang Lackner

Quadri con il motivo iconografico del Cuore di Gesú in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Wolfgang Lackner

Le fiamme dell’inferno

Ma il fuoco non é solo sacro. Brucia anche! E così i dannati vengono raffigurati tra le fiamme dell’inferno, con chiaroscuri drammatici che ne esprimono la sofferenza. Nella sezione della mostra dedicata a queste cupe raffigurazioni, con tanto di installazione sonora delle anime dei dannati, mi ha colpito una mappa della prima metá del XIX secolo che illustra la via per l’inferno e per il paradiso… per non perdere la retta via.

Stampa colorata 'Le vie per l'inferno e il paradiso', prima metà del XIX secolo, mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Stampa colorata ‘Le vie per l’inferno e il paradiso’, prima metà del XIX secolo, in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Il fuoco brucia e le anime che non hanno pace hanno il potere di bruciare quello che toccano. Così, secondo una leggenda popolare, il segno di bruciatura che si trova su un libro di prediche mariane del 1652 in mostra, sarebbe opera dell’anima di un vecchio parroco, che non aveva pace perché non aveva detto una messa pagata e nottetempo si aggirava tra i libri, facendo rumori sinistri e bruciando quello che toccava.

Tracce di bruciature sulla copertina di un libro attribuite ad una povera anima, in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Tracce di bruciature sulla copertina di un libro attribuite ad una povera anima, in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Al fuoco! Il fuoco distruttore

Sempre restando in tema di fuoco che brucia, una sezione della mostra é dedicata agli incendi. Il soggetto scelto per rappresentare la mostra é un dettaglio del quadro che raffigura l’incendio che ha colpito l’Hofburg di Innsbruck nel XVIII secolo.
Osservando il quadro, si puó notare che in prima fila, si prodiga nella lotta al fuoco un parroco, perché anche in questo caso, di fronte a catastrofi di tale portata, si invocava un intervento divino. E chiaramente, a pericolo scampato, si facevano realizzare ex-voto come quelli in mostra.

Quadro di Michael Ignaz Mildorfer che raffigura l'incendio all'Hofburg di Innsbruck (1728), in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto ©TLM

Quadro di Michael Ignaz Mildorfer che raffigura l’incendio all’Hofburg di Innsbruck (1728), in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto ©TLM

Infatti ci si puó difendere dalla furia del fuoco anche con formule magico-religiose o esorcismi. Così nel Medioevo San Floriano veniva invocato contro gli incendi ed é poi diventato patrono dei pompieri. In mostra una bella scultura lignea tardo medievale lo ritrae con il suo inseparabile secchio d’acqua, attributo che lo rende subito riconoscibile. Passando al concreto nella lotta contro il fuoco, nel XIX secolo nascono le prime associazioni di pompieri che utilizzavano pompe a mano, di cui un esemplare si puó vedere in mostra.

Sulla sinistra scultura lignea di San Floriano, patrono dei pompieri, in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Sulla sinistra scultura lignea di San Floriano, patrono dei pompieri, in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Con il fiammifero il fuoco diventa meno sacro

Ma il fuoco non é solo simbologia, é anche un elemento di cui abbiamo bisogno per la vita quotidiana. Per accenderlo si usavano una pietra focaia ed un acciarino, che assumevano le forme e i motivi piú disparati. Principalmente si usava il fuoco prodotto per accendere candele o per sciogliere la cera dei sigilli. Quindi sulle scrivanie dei nobili faceva spesso bella mostra di sé un acciarino, come quelli a forma di ‚pistola‘ in mostra.

Gli acciarini hanno diverse forme e motivi (XVI - XVIII Secolo), in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Gli acciarini hanno diverse forme e motivi (XVI – XVIII Secolo), in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Naturalmente ci sono poi numerosi modelli di lanterne e porta candele, ma anche di porta tizzoni. Infatti, visto che le candele di cera d’api erano piuttosto care, si cercavano metodi piú economici per illuminare, con il sego o con tizzoni di abete, che duravano fino a 20 minuti.
Ma con la produzione in massa dei fiammiferi in qualche modo il fuoco perde un po’ del suo valore sacro, perché é molto piú facile da accendere e quindi non é piú da salvaguardare, stando attenti a conservare le braci in una nicchia del camino. Le cucine economiche si diffondono e custodiscono al loro interno il fuoco, che si cela alla vista e che diventa quindi ‚solo‘ calore.

Diverse lanterne e portacandele in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Diverse lanterne e portacandele in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

La tradizione popolare dell’Herz Jesus Feuer

L’ultima sezione della mostra, espone alcune fotografie di un’usanza tirolese che é ancora viva. Si tratta dell’ Herz Jesu Feuer, cioé il fuoco del cuore di Gesú. Nel mese di giugno infatti, sulle montagne del Tirolo e di altre regioni austriache, all’imbrunire si accendono fuochi, normalmente a forma di cuore di Gesú. I fuochi sono molto grandi e si vedono a distanza di diversi chilometri.
Ma questa consuetudine, che é iniziata nel XVIII secolo, ha assunto forme iconogafiche differenti nelle varie epoche storiche, allontanandosi talvolta dalla raffigurazione religiosa. E così i fuochi si sono fatti portavoce di messaggi politici o di protesta sociale, oppure hanno semplicemente rappresentato personaggi dei fumetti come Asterix o Bambi.
In chiusura la fiaccola olimpica dei giochi che Innsbruck ha ospitato nel 1976, portatrice del primo fuoco olimpico dell’era moderna, che venne acceso ad Amsterdam nel 1928 a ricordo dei giochi dell’antichità.

A sinistra la fiaccola olimpica dei giochi del 1976 e a destra alcune fotografie della tradizione del Herz Jesus Feuer, in mostra a 'Feuer' al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

A sinistra la fiaccola olimpica dei giochi del 1976 e a destra alcune fotografie della tradizione del Herz Jesus Feuer, in mostra a ‘Feuer’ al Volkskunstmuseum di Innsbruck. Foto © Laura Manfredi

Informazioni Utili

FEUER
18 maggio – 4 novembre 2018
Tiroler Volkskunstmuseum
Universtitätsstraße 2, Innsbruck

Aperto ogni giorno dalle 9 alle 17

Biglietto cumulativo intero per i musei regionali Tiroler landesmuseen 11 euro
Biglietto ridotto 8 euro
Ingresso gratuito fino a 19 anni e con la Innsbruck Card